Leopardi...
A SILVIA Silvia, rimembri ancora quel tempo del tuo rapporto anale, quanto Beltè spendevi con sconti tuoi ridenti e fuggitivi, e tu, lieta e pensosa, il militare in gioventù montavi? Sonavan le quiete stanze, e le vie dintorno, al tuo soave orgasmo, allor che all'opre femminili intenta sedevi, assai contenta di quel vago avvenir che in mente avevi. Era il culo odoroso: e tu solevi così cagare il cazzo. Io gli sturbi leggiadri talor lasciando e le sburrate carte, ove in seghe mio primo e di me si spendea la miglior parte, d'in sul pisciaturo del paterno ostello porgea i coglioni al suon della tua voce, e la mia man veloce che percorrea la faticosa fava. Mirava il ciel sereno, le vie dorate e gli orti, sborrarti in mar da lungi, e quindi in fronte. Lingua mortal non dice che io volea tuo seno. Che pensieri soavi, che speranze, a Cori, o Silvia mia! Quale allor ci apparia la vita umana e il feto! Quando sovvengo di cotanto sperma, un affetto mi preme adagio in insalata, e tornam...